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Chiesa Santa Maria della Neve

Chiesa santa Maria della NeveIl complesso venne eretto durante la seconda metà del XIV sec per volere di Branchino Besozzi, vescovo di Bergamo che il 13 gennaio del 1396 vi istituì un Capitolo, composto da un arciprete e da quattro Canonici.
La chiesa è un interessante esempio di architettura gotica-lombarda del Trecento ad ”aula unica” con schema a due vani rettangolari, di cui quello rivolto ad occidente è destinato a navata con copertura lignea cassettonata, mentre quello rivolto ad oriente di forma quadrata, è destinato a presbiterio.


L’edificio, che non si articola su di una tradizionale pianta a croce latina, presenta addossato lungo il lato sud, un secondo volume più basso destinato a sacrestia che conferisce all’intero fabbricato una pianta ad “L” con il lato lungo misurante 26m mentre quello corto 14,3m.

Perimetro della Chiesa

La chiesa sotto il profilo architettonico non è esente da reminescenze romaniche che si riflettono in particolar modo sul gusto decorativo.
Esternamente la costruzione si presenta sobria e lineare, caratterizzata da sottili paraste in beola grigia che ripartiscono in comparti con passo regolare le più chiare pareti intonacate, all’interno delle quali, secondo una scansione alternata, trovano locazione le finestre monofore con arcate semplici, strombate, alte e strette, in conci regolari di pietra d’Angera.

Particolare ChiesaTutto l’edificio è coronato da un’elegante cornice in cotto con modanatura, sostenuta da un motivo ad archetti a sesto acuto che insistono su dei peducci anch’essi in terracotta e che si stagliano contro un alto cornicione ad intonaco.
Rivolta ad occidente, la facciata con profilo a capanna e tripartita dalle paraste, è caratterizzata da un portale recante stilemi e decorazioni tipicamente romaniche che riquadra un finto protiro arcato, trabeato in sommità. Poco sopra si aprono un oculo strombato in pietra d’Angera incorniciato in cotto e un’apertura a croce che si ripete sul lato posteriore.
Originariamente la facciata era spezzata al centro dallo slancio della quinta del campanile a “vela” che accoglieva due campane, poi fu rimosso a causa di pericolose infiltrazioni d’acqua che ne minavano la stabilità e sostituito nel 1777 da una cella campanaria di un sobrio barocco con pianta triangolare retta. Questa sorge nel punto d’incontro tra la sacrestia e la navata, ed è dotata di tre campane.

Foto vecchiaNel 1878-80 la chiesa ricevette dei primi restauri.
Nel 1889 l’allora sindaco Tomasina Giancarlo fece costruire la casa comunale a ridosso della zona absidale.
Vennero fatte proseguire le pareti sia dell’abside che del lato nord della navata così da conferire alla chiesa una pianta rettangolare e ricavare ulteriore spazio per il comune: scala e locali-servizi.
Durante questi lavori venne murata la finestra absidale ricavando internamente una piccola nicchia sul cui fondale venne dipinta la Madonna della Neve.

Foto vecchia - particolareAnticamente le pareti interne erano infatti interamente affrescate: la fascia inferiore con una teoria di Santi e nella parte superiore con scene del Nuovo Testamento. Sotto il pavimento della chiesa che inizialmente era in beola rustica, si trovavano gli “ipogei” con apertura a botola, che raccoglievano le spoglie dei primi parrocchiani. Oggi, dopo numerosi rifacimenti della pavimentazione di queste tombe si è persa ogni traccia.
Sempre in questa data l’antica cancellata che separava la navata dal presbiterio venne rimossa e una parte venne utilizzata per recintare l’area del fonte battesimale. L’antico altare era costituito da una semplice lastra di sasso poggiante su di un basamento in muratura decorato a figure geometriche.

Numerose sono le testimonianze sulla presenza della collegiata che in essa ebbe sede, soprattutto per quanto concerne la decorazione scultorea.In facciata si apre la porta ad arco a tutto centro i cui capitelli di destra disegnano una sottile ed elegante fascia scultorea ormai corrosa dal tempo: un tralcio di vite con delle colombe che beccano l’uva, la “Grazia” e le anime che ad essa si ristorano e si santificano; delle teste tra le quali c’è anche quella del diavolo; il guanto, il pastore e la mitria, indicanti la dignità del fondatore (il vescovo Branchino Besozzi) e l’autonomia del Capitolo dalla giurisdizione vescovile territoriale. A sinistra sono invece raffigurati dei motivi floreali, una ruota ed una scala. Nel 1875 venne realizzato il soffitto a cassettoni.

Arco Il 12 giugno 1574, S. Carlo Borromeo decretò la fusione della parrocchia di Monate con quella di Travedona ed il trasferimento del Capitolo presso la chiesa di S. Tommaso in Terra Amara in Milano.
L’edificio venne trasformato in case coloniche. Nonostante i continui rimaneggiamenti, sono ancora oggi visibili parti originali coeve alla chiesa, soprattutto in prossimità dell’arco a sesto acuto con ghiera in mezza nelle forti che incornicia la porta carraia; questa immetteva nella corte delle vecchie case dei canonici ed ha in prospettiva la porta laterale della chiesa.
L’arco è collocato nel punto d’incontro tra i due bracci del costruito con affaccio sulla piazza di Monate.