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Le chiese di Monate

Frequentemente alunni o persone che si dilettano di notizie sulle Chiese antiche, mi chiedono cenni storici sulla Chiesa di Monate. Credo perciò opportuno richiamare a tutti i parocchiani alcune notizie tratte in parte dalle “Note” della Prof. Ada Annoni (già pubblicate in un numero unico del Comitato Monatese) ed in parte da giornali e dal “Liber chronicus “ parocchiale.

CHIESA PARROCCHIALE di S. MARTINO

Monate nei secoli X-XIII aveva circa 100/130 abitanti, che aumentarono a circa 230 a metà del secolo XVIII.

Per il servizio religioso di questa popolazione anticamente esisteva la Chiesa Parrocchiale di S. Martino, con due altari: una dedicato a S. Babila (vescovo e martire) ed un altro a S. Materno (vescovo milanese). Di questa chiesa si conosce l’esistenza solo perché ne parlano alcuno documenti antichi e doveva probabilmente sorgere vicino all’attuale chiesa.

In una antica pergamena riportata dal Savio nel libro “Arcivescovi di Milano”, si legge che il 5 febbraio 1209 il Vescovo di Milano Cardinale Uberto di Pirovano (che governò la Chiesa milanese dal 1206 al 1211) tenne un’udienza giudiziale a Brebbia, dove i vescovi milanesi possedevano una residenza, per una lite tra il personale della Chiesa di S. Pietro in Brebbia ed alcuni monatesi, che si erano rifiutati di pagare loro un pranzo in occasione dell’anniversario della dedicazione della Chiesa di S. Martino in località di Monate.

Ai tempi di S. Carlo questa chiesa esisteva ancora, accanto all’attuale della Madonna della Neve, e S. Carlo ordinava: ”Si ripari il muro dove è rovinato…Si mettano i cancelli, l’uscio..si levi l’altare”.

Ma nel 1596 il Cardinale Federico Borromeo, in visita pastorale a Monate, annotava della chiesa di S. Martino: “Non rimangono se non le mura e la cappella semicircolare, manca ormai completamente il tetto e l’altare è mezzo distrutto”. Si ergeva ancora snella ed in buone condizioni la torre campanaria, ma senza campane.

Poi di questa chiesa non si hanno più notizie.

CHIESA di S. MACARIO e CELSO

Si sa che esisteva questa chiesa perché S. Carlo, nella visita pastorale del 12 giugno 1574, ordina di abbattere la chiesa di S: Macario e Celso, ormai in pessime condizioni ed inservibile, e di usare il materiale di recupero per la chiesa di S. Vito e Modesto in Travedono, dato che la precedente doveva essere abbattuta e ricostruita. E’ impossibile individuare dove a Monate sorgesse questa chiesa.

CHIESA DI SANTA MARIA della NEVE

Particolare ChiesaL’attuale chiesa parrocchiale fu eretta nella seconda metà del secolo XIV (1350-1396) e il Vescovo di Bergamo Branchino Besozzi vi istituì nel 1396 un capitolo composto da un arciprete 4 canonici.
La chiesa di Santa Maria della Neve è monumentale e sobria, ad una navata a capanna. Nel 1875 fi fatto (o rifatto?) il soffitto della chiesa a cassettoni. Qualche vecchio si ricordava ( i primi anni che ero a Monate) d’aver sentito dai genitori che si erano recati ad Angera coi carri per ritirare i tronchi che erano arrivati via Lago Maggiore.

Le pareti esterne della chiesa sino ritmate dalle lesene in beola, che inquadrano le porte e le alte e strette finestre, unendo elementi di stile romanico a quelli gotici.

La misura della navata, all’interno, è di m. 19,4 X 9,75, ed il soffitto attuale dista m. 9,3 dal pavimento.

L’abside è quadrata (interno m. 4,7 X 4,7) ed esternamente nella parte verso Brebbia rientrava prima della linea del muro della navata formando così uno spazio libero rettangolare (m. 1,65 X 4,8).

Probabilmente questo spazio sarebbe servito per inserire, col tempo, un locale uguale a quello ora usato come sacrestia e così la chiesa avrebbe assunto la figura tradizionale di croce latina ed avrebbe avuto, nella parte absidale, i due spioventi del tetto di misura uguale.

Interno ChiesaAllorché a ridosso della chiesa fu costruito l’edificio comunale, si allungarono le pareti sia dell’abside che della navata in modo da dare una forma rettangolare completa alla chiesa e nel locale ottenuto furono poste le scale ed i gabinetti.
Ora in questo locale, riordinato e tolte scale e gabinetti, è contenuto il riscaldatore d’aria “Dravo” per il riscaldamento della chiesa.

Sotto il pavimento della chiesa esistevano ipogei (con apertura a botola sul pavimento della chiesa) in cui venivano deposte le ossa dei morti che anticamente venivano sepolti in un primo tempo attorno all’esterno della chiesa.

Nel 1956 un’emanazione di gas (di provenienza inspiegabile, non certo dovuta a resti umani contenuti nel sottosuolo) faceva saltare un tratto del pavimento, composto da piastrelle in cemento esagonali ( nella corsia centrale) e da comuni pianelloni in laterizio, il tutto materiale recente. L’ideale sarebbe stato la posa di un nuovo pavimento in beola rustica, ma la spesa preventivata, ragioni di pulizia, ed atre facevano ripiegare sul “cotto antico” della Cappannuccia di Firenze.

Nel contempo, dato lo spazio ristretto del presbitero, insufficiente per le funzioni liturgiche, si allungò il piano dell’altare di un metro e mezzo e si sostituirono i vecchi gradini ormai consunti, con i nuovi gradini in beola bocciardata.

Fu pure tolta l’antica cancellata che separava la navata dal presbitero. Parte di essa venne usata attorno al battistero.

Anticamente l’altare allora semplice lastra di sasso con base di sostegno in muratura affrescata con disegni geometrici, era rivolto al popolo. Sullo sfondo dell’abside vi era un affresco della Crocifissione di cui oggi rimane solo un piccolo frammento. Ai lati della Crocifissione erano dipinti due santi (Pietro e Paolo?) che ancora oggi si vedono.

In seguito, chissà quando, per dare luce all’altare si pensò di aprire una finestra al centro dell’abside e così l’affresco della Crocifissione ne andò quasi completamente distrutto. Col diffondersi dell’altare dominato dal tabernacolo posto nel suo centro e col conseguente uso di celebrare volgendo le spalle al popolo, sulla parte terminale della mensa fu posto un contraltare barocco, incompleto, di seconda mano, con tabernacolo in legno.

L’attuale tabernacolo, stilisticamente poco indovinato, dono della Contessa Ida Cavalli Visconti, risale al 1940.

Anche l’antico basamento dell’altare, non incontrando favore dei fedeli, per i suoi strani disegni geometrici, fu nascosto da una muratura e sul davanti da un paliotto in legno ( che ora si trova nella Cappella del Cimitero). Fu nel 1940 che Don Attilio Castiglioni, assistito dall’architetto Don Enrico Villa rimise in luce il vecchio basamento dell’altare.

Nel 1970 si fece il nuovo altare “verso il popolo”. Il Professor Lotti di Varese fece lo strappo dell’affresco del vecchio basamento dell’altare e lo incollò su tre lati del nuovo altare.

Si tagliò in due pezzi lo stipite del portone dell’abbattuto edificio comunale di Monate e unendolo ad una “Cena” intagliata nel legno, si ebbe la parte dell’altare verso il popolo.

Come mensa dell’altare fu usata quella del Sec. XIV.

Nello smantellamento del vecchio altare fu trovato l’antico sepolcreto delle reliquie dei Santi, postovi allorché fu consacrato l’altare. Era un blocchetto di sasso d’Angera (cm. 20 X 18 X 9) con una cavità che conteneva le reliquie ed una pergamena (piccola), con margini corrosi, 10 righe di scrittura gotica tipo in uso fine sec. XIV inizio sec. XV, con parole perse per fori o cancellature dovute all’umidità.

Recava la seguente scritta in latino:

“Nell’altare maggiore ci sono le reliquie….deposte
ossia delle reliquie della Beata Vergine…. E diversi santi
Francesco, Pietro Maria undicimila vergini
E di alcuni altri santi. Inoltre dal legno della Santa Croce del N.S. ancora delle reliquie di diversi santi e della bambagia colla quale fu………della
Beata Vergine………………………….(incomprensibile)…………………

N.B. In merito all’ultima reliquia: sarebbe un piccolo frammento di pietroso della “Grotta del latte”: quella in cui secondo antichissima tradizione, dimorò la S. Famiglia nel primo tempo in cui fu allevato Gesù Infante.

Nel sepolcreto poi, in un pezzo di stoffa usato come sacchetto, erano contenuti altri 9 pezzi di stoffa piccoli che avvolgevano le reliquie.

Quattro di esse erano specificate da 4 liste di pergamena con la scritta sempre in latino:

undicimila vergini
dalle reliquie di due ossa e bambagia………………..che furono del monastero di San Sito a Roma
dal presepio di N.S.
dalla pietra dove cadde latte…….

Naturalmente tutte queste reliquie hanno perso valore liturgico-canonico perché sono state aperte: vengono conservate in archivio nel loro sepolcreto come ricordo…di tempi che furono.

IL CAMPANILE

Campanile ChiesaAnticamente era sulla facciata: in solaio della chiesa si può ancora osservare un ispessimento della parete che serviva di base al campaniletto. Aveva due campane. Ma, causa le infiltrazioni d’acqua attraverso i fori per le corde delle campane, il campanile fu abbattuto e nel 1777 fu costruito sull’angolo di congiunzione del muro della sacrestia con quella della navata, un piccolo campanile a pianta triangolare che ospita tre campane.
Queste campane hanno un peso complessivo di circa Kg 400, erano tutte del 1900, fuse dalla Ditta Mazzola di Valduggia (Vercelli).
Il 22 marzo 1943 la campana maggiore venne requisita dallo stato e sostituita poi nel 1951 (spesa dello stato) con una nuova della Ditta Ottonila di Seregno.
La campana maggiore (“campanone!”) in do, pesa Kg. 196, ha un diametro di m. 0,715, reca la scritta: “Ottonila Luigi - Seregno – 1961” e più sotto: “ A fulgore et tempestate libera nos Domine” (“Dal fulmine e dalla grandine liberaci, o Signore”) Oltre a festoni, reca in rilievo le figure: del Crocefisso, della Madonna del Rosario, di S. Giovanni Battista e di S. Ambrogio.

La campana media (“seconda”) in mi bemolle, pesa circa Kg. 120, ha il diametro di m. 0,6 e la scritta “Roberto Mazzola f. Pasquale – Valduggia fecit – 1900”accompagnata da un’altra: “Christus regnat – Christus Imperat”. Ha in rilievo dei festoni, il Crocefisso, S. Sebastiano, S, Carlo e due altri santi di cui è difficile dare l’identità. Il tempo ha poi abbastanza corroso questi rilievi.

La campana più piccola (“terza”, “campanella”) in fa, pesa Kg. 85 circa, ha un diametro di m. 0,535, reca anch’essa la dicitura della ditta Mazzola che nel 1900 l’ha fusa, e l’invocazione “Ioseph difende nos” (S. Giuseppe, difendici”). Oltre il Crocefisso reca due figure di Santi, corrose dal tempo.

Fino al 1953 le corde per suonare le campane scendevano in chiesa, vicino alla “porticina” d’ingresso, nascoste in parte da uno steccato. Furono poi portate in sacrestia a mezzo gioco di carrucole. Ora sono state tolte perché le campane sono mosse elettronicamente.

Nel 1889 il nuovo Sindaco di Monate, Tomasina Giovanni, ebbe la poco felice idea di costruire la casa comunale-scuola a ridosso della chiesa. Si chiuse così la finestra dell’abside in modo definitivo ed all’interno si formò una nicchia sul cui fondo un “pittore” di Travedona dipinse una Madonna, giudicata da tutti i competenti i nessun valore artistico. Per la festa patronale del 1942 a questo dipinto venne sovrapposto un quadro della Madonna, opera del celebre pittore Giuseppe Montanari di Varese. Ma questo quadro non incontrò il favore dei fedeli, ed anche competenti lo giudicarono come opera frettolosa e poco riuscita di detto pittore.

Nel 1964 si ottenne finalmente di abbattere l’edificio dell’ex-comune di Monate. Si dovette così rifare parte dell’esterno dell’abside ed anche la finestra. All’interno, sullo sfondo dell’abside, si pensava di mettere il trittico: Madonna, S. Martino, S. Bernardo di Chiaravalle che si trova sulla parete sinistra dell’altare. Si sarebbe portata la Madonna al centro del trittico. Ma la Sovrintendenza ai Monumenti, temeva che lo “strappo” necessario al trasporto non riuscisse, dato il deterioramento subito dall’affresco a causa delle infiltrazioni d’umidità dai gabinetti del comune-scuola. Si ripiegò così su un quadro del pittore Cocquio di Varese che certamente non è un capolavoro e neppure è in stile colla chiesa, ma che ha incontrato il favore della gente. Va bene lo stile, l’arte ecc. ma lo scopo principale di tutto quanto c’è in chiesa è portarci all’unione con Dio ed i Santi.

Anticamente tutte le pareti della chiesa erano state affrescate: nella fascia inferiore con una teoria di santi e nella parte superiore con scene del Nuovo Testamento. Ma già nel secolo XVI questi affreschi erano in gran parte rovinati per cui furono coperti con una mano di calce ed altri addirittura rovinati con martellate onde poterci sovrapporre uno strato di intonaco (che altrimenti non aderirebbe all’affresco). Di particolare valore l’acquasantino e la vaschetta battesimale, il pietra d’Angera, con bassorilievi rappresentanti croci greche, tralci d’uva, foglie di quercia ecc. Il frontale scolpito su una grande pietra immurata ora nella parte esterna dell’abside, si trovava anticamente sotto l’arco in cotto per cui si accede all’attuale via S. Pio V ed indicava (chiavi, mitra, pastorale) che si accedeva ad un complesso esente dalla giurisdizione del Vescovo di Milano. Il Capitolo difatti era autonomo.